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Abolizione del Superbollo? Forse è la volta buona!

 Il Disegno di Legge presentato dal governo porterebbe all’eliminazione del Superbollo sui veicoli con potenza superiore ai 251 CV.

In arrivo possibili novità per gli amanti delle Supercar, al Senato infatti è appena stato depositato un Disegno di Legge sull’abolizione del tanto temuto Superbollo

Il Superbollo abolito? È possibile. Nella nota accompagnatoria al Disegno di Legge appena depositato al Senato si evidenzia come dalla sua entrata in vigore nel lontano 2011, il Superbollo abbia portato a un drastico calo delle immatricolazioni delle supersportive con potenze superiori ai 185 KW e di conseguenza minor introiti per le Case produttrici, per le officine e per i produttori di componentistica. 

La sovrattassa quindi non avrebbe generato il tanto auspicato incremento del gettito erariale di oltre 160 milioni di euro ma, in realtà, avrebbe solo prodotto ingenti perdite per le casse dello Stato, per le Regioni e per le Province. 

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Da qui la proposta di eliminare il Superbollo! Nel Disegno di Legge viene evidenziato come la finalità originale della tassa di lusso sulle auto sportive abbia fallito il suo compito e viene elencata come unica soluzione, per ripristinare la domanda di questa tipologia di automobili, l’abolizione della stessa. 

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Ci teniamo a sottolineare che l’Italia è il Paese d’eccellenza per quanto riguarda la costruzione di auto sportive, dobbiamo quindi cercare in tutti i modi di valorizzare il nostro territorio e la produzione delle vetture stesse. In attesa dell’arrivo del bollo unico europeo – che dovrebbe arrivare intorno al 2025 – solo con l’eliminazione del Superbollo si potrà assicurare un ritorno della richiesta e di conseguenza generare nuovi posti di lavoro. 


Dal 2020 la guida in stato d’ebrezza non godrà più della prescrizione 

Il Governo trova un accordo sulla legge anti corruzione trattando anche il delicato argomento della prescrizione di reato.

Cari automobilisti, sappiate che dal primo gennaio 2020, la guida in stato di ebrezza con tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro di sangue non sarà più prescrivibile. 

A decretarlo è stato il Parlamento italiano che, tra le tante pieghe della legge anticorruzione, ha inserito la sospensione della prescrizione del reato dopo la sentenza di primo grado.

Come per molti altri, anche per il reato per guida in stato di ebrezza – che come sapete scatta oltre lo 0,8 grammi di alcol per litro di sangue – sono cambiate le regole.

Cosa cambia? Attraverso la modifica degli articoli 158, 159 e 160 del codice Penale, dal primo gennaio 2020 l’estinzione di un reato – trascorso un determinato periodo di tempo – viene sospesa dopo la sentenza di primo grado sia in caso di condanna che in caso di assoluzione.

Quindi attenzione! Dal prossimo anno, per chi verrà pizzicato dopo aver bevuto pesantemente, ci sarà la certezza di processo e sentenza! Ora che le vacanze di Natale sono finite e l’anno vecchio se n’è andato.. è il caso di farsene una ragione e tenersi bene a mente che non bisogna assolutamente guidare dopo aver assunto alcool. 

Auto con banner pubblicitari? In caso di vetture private, occhio alle multe!

Gli agenti della Polizia Locale hanno deciso di frenare la diffusione delle automobili private allestite con banner pubblicitari di società terze.

Avete capito bene, molti conducenti e proprietari di auto – forse inconsciamente – stanno violando la legge italiana, che vieta l’utilizzo della carrozzeria della propria automobile privata per la diffusione di messaggi pubblicitari che differiscano dal marchio o dalla ragione sociale della ditta proprietaria dei mezzi aziendali.

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Solo nelle ultime due settimane sono stati più di 20 gli automobilisti che hanno ricevuto un verbale per la violazione del quasi sconosciuto comma 57 dell’articolo 23 del Codice della Strada che disciplina tale pubblicità sui veicoli.

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La Polizia quindi ha scelto la linea dura per mettere a conoscenza gli automobilisti più sbadati e in guardia quelli più indisciplinati sui limiti di legge in termini di pubblicità. L’apposizione sui veicoli di qualsiasi banner, infatti, è consentita solo ed unicamente se non si effettua per conto di terze parti o a pagamento.

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La sanzione di 422 euro è un metodo chiaro e preciso per la diffusione del messaggio, anche se discutibile. Fate molta attenzione ai controlli che seguiranno nelle prossime settimane e, se non siete sicuri di essere in regola con le vostre auto private o aziendali, vi consigliamo di rivolgervi al vostro comune per conoscere il regolamento comunale vigente in materia.

Blocco diesel: la Corte Europea dice stop anche ai diesel Euro 6!

Una sentenza della CGUE, concede alle amministrazioni cittadine di Parigi, Bruxelles e Madrid il potere di bloccare l’accesso alle auto diesel immatricolate prima di settembre 2018 e quindi non in regola con la severa normativa Euro 6d-Temp.

A finire sotto esame della corte non sono stati i motori a gasolio, ma le emissioni di ossidi di azoto colpevoli delle piogge acide. In queste tre città quindi, a salvarsi dai blocchi saranno solo le automobili con emissioni di NOx inferiori agli 80 mg/km ovvero i diesel omologati Euro 6d-Temp

Una scelta un pò troppo drastica, che vieterà a centinaia di migliaia di automobilisti l’accesso a tre delle capitali più importanti d’Europa! Ok ci sono molti altri mezzi di trasporto più ecologici a disposizione ma, scusateci se ci permettiamo, per fortuna le città italiane non hanno ancora aderito a questa campagna e sembra che non abbiano nessuna intenzione di farlo.

Ricordiamo a tutti gli automobilisti italiani e non quali sono i blocchi del traffico in vigore nel nostro Paese: 

Al momento in Italia vige solo un accordo tra le quattro Regioni del bacino padano – Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte – che vieta da Ottobre 2018 fino a fine Marzo 2019 l’ingresso nei centri storici delle città lombarde ai veicoli diesel Euro 3 e inferiori. Il divieto è in vigore dal Lunedì al Venerdì dalle 7:30 alle 19:30. 

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Milano dal canto suo ha deciso di estendere il divieto dall’attuale Area C alla futura Zona B, che comprende una zona ben più ampia del centro città, arrivando fino a lambire le porte della città. Si parte a Gennaio e i divieti comprenderanno anche le auto con omologazione Euro 4. 

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L’alcoltest non è valido se non c’è l’avvocato!

Automobilisti fate molta attenzione alle parole degli agenti, il diritto alla difesa è costituzionale e inviolabile.

Sta facendo molto discutere l’assoluzione di un automobilista albanese che, ubriaco, aveva  causato un incidente in auto l’11 dicembre 2016 ad Asti. Sottoposto ad alcoltest, dalla Polizia Municipale, è emerso un tasso alcolemico nel suo sangue di ben 4 volte superiore al consentito. Le pene in questi casi sono molto severe e prevedono la multa da 1.500 a 6.000 euro, l’arresto da 6 mesi a un anno, la sospensione della patente da uno a due anni e il fermo amministrativo del veicolo.

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Le rilevazioni degli strumenti avevano fatto il loro dovere evidenziando un tasso alcolemico di 2.2 ma, chi ha effettuato il test, non ha avvertito l’automobilista della possibilità di richiedere la presenza di un avvocato, o meglio, l’ha fatto solamente durante la seconda prova, (per legge il test va ripetuto due volte e i risultati devono essere simili tra loro) così  da invalidarne i risultati. 

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La legge parla chiaro e dice che anche chi viene sottoposto all’alcoltest in strada ha il diritto a chiamare il proprio legale rappresentante e, se il diritto inviolabile alla difesa viene negato, l’esame non è da considerarsi valido.

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Al processo, l’avvocato Alberto Masoero ha puntato la difesa sulla mancata comunicazione all’automobilista dei suoi diritti, (non compariva in nessun atto della polizia, prima di sottoporlo al test dell’etilometro). In questo modo il giudice ha sentenziato l’annullamento dell’accertamento con conseguente restituzione della patente di guida all’automobilista. 

Continuate a  seguirci per restare sempre aggiornati su tutto ciò che riguarda il mondo dell’automobile.

Auto ibride ed elettriche: arrivano gli incentivi dal Governo

La Commissione bilancio della Camera ha approvato la manovra che incentiva l’acquisto di auto ibride ed elettriche e penalizza quelle più inquinanti che, dall’1 Gennaio 2019, verranno tassate in base alle loro emissioni.

Nulla è ancora deciso, l’ultima parola spetta al Senato, ma dalle polemiche delle scorse ore la proposta di tassare l’acquisto delle auto più o meno inquinanti potrebbe non piacere e quindi essere rimandata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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Mettiamo però il caso che questo non avvenga, che la manovra del Governo abbia via libera e venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, per gli automobilisti e per le Case automobilistiche ci sarebbero diversi cambiamenti a partire dal primo Gennaio 2019. Vediamo quali:

se da un lato l’introduzione di incentivi economici per l’acquisto di auto ecosostenibili – con emissioni di CO2 fino a 90 g/km – permetterà di usufruire di un contributo che può arrivare fino a 6.000 €, dall’altro chi acquisterà vetture più inquinanti – che emettono più di 110 g/km di anidride carbonica – sarà costretto a versare una somma proporzionale alla quantità di sostanze nocive emesse nell’aria dal veicolo.

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Quindi, nel dettaglio, chi acquisterà una vettura con emissioni di CO2 tra i 70 e i 90 g/km, avrà diritto ad un incentivo di 1.500 euro, con emissioni tra i 20 e i 69 g/km l’incentivo salirà a 3.000 €, mentre per una vettura elettrica con emissioni da 0 a 20 g/km il bonus arriverà fino a quota 6.000 euro. Attenzione però che i contributi non sono infiniti, il Governo infatti stanzierà solo 300 milioni di euro all’anno per i prossimi tre anni.

Chi invece deciderà di acquistare una vettura con emissioni sopra i 110 g/km, dovrà pagare una sovrattassa che parte da 150 euro per le vetture con emissioni tra i 110 e i 120 g/km per arrivare a 3.000 euro se si superano i 250 g/km.

Ecco lo schema progressivo (provvisorio) delle nove fasce soggette a imposta aggiuntiva:

  • da 110 a 119 g/km: 150 euro
  • da 120 a 129 g/km: 300 euro
  • da 130 a 139 g/km: 400 euro
  • da 140 a 149 g/km: 500 euro
  • da 150 a 159 g/km: 1.000 euro
  • da 160 a 174 g/km: 1.500 euro
  • da 175 a 189 g/km: 2.000 euro
  • da 190 a 249 g/km: 2.500 euro
  •  oltre i 250 g/km: 3.000 euro.

 

Aspettiamo la risposta del Senato su questa novità del bonus-malus sulle emissioni. Sappiate che la nuova imposta, così pensata, coinvolgerebbe la metà delle auto acquistate nel corso del 2018. Speriamo eventualmente in una pronta risposta da parte delle Case automobilistiche.

 

Autovelox invisibili: cosa sono e dove sono in Italia i 38 rilevatori “fantasma”

Per ora sono solo 38, ma sono micidiali, e per lo più collocati al Nord Italia. Si chiamano Scout Speed e sono degli innovativi rilevatori di velocità che hanno preso servizio sulle vetture civetta di vari corpi di Polizia.  

D’ora in poi prestate molta attenzione quando siete di fretta, perché gli Scout Speed – i nuovi efficientissimi rilevatori di velocità – non perdonano e non necessitano di essere presegnalati o visibili. Istallati su auto civetta sono in grado di funzionare a vettura ferma o in movimento anche in senso contrario di marcia.

Il funzionamento di questo Autovelox è tanto semplice quanto preciso! All’agente viene lasciato solo il compito di selezionare sullo schermo touchscreen il limite di velocità in vigore su quel determinato tratto di strada, poi al resto ci pensa lo Scout Speed che tramite le onde elettromagnetiche identifica tutti i veicoli che entrano nel raggio d’azione del suo radar e della sua telecamera. 

Un sistema completamente integrato con la piattaforma Titan della Safety21 – con cifratura end-to-end dallo strumento al sistema informatico di gestione delle sanzioni – che permette tra l’altro al multato, la visione online della foto dell’infrazione e la ricezione di notizie e approfondimenti sulle norme del Codice della Strada infrante e le modalità di pagamento.

I comuni che per contrastare l’alta velocità hanno deciso di dotarsi del nuovo Autovelox mobile appartengono sopratutto alle regioni dell’Italia settentrionale: Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto ed Emilia Romagna (da Piacenza fino a Rimini). Tra queste spicca Torino dove proprio in questi giorni uno Scout ha fatto notizia pizzicando molti automobilisti dal piede pesante.  

Multe più care: dal 2019 infrangere la legge ci costerà di più!

Con l’adeguamento biennale dell’inflazione, previsto dall’articolo 195 del Codice della Strada, le multe stradali costeranno circa il 2,4% in più dell’anno precedente.

Cari automobilisti italiani, dai calcoli Istat sull’indice Foi, tra il novembre 2016 e ottobre 2018 il tasso d’inflazione ha subito una variazione del + 2,4% che molto probabilmente si tradurrà anche in un aumento del prezzo delle multe. 

Il tasso d’inflazione, come sapete, è un indicatore della variazione nel tempo del livello dei prezzi e del potere d’acquisto della moneta. Per avere il dato definitivo dovremo aspettare dicembre, ma difficilmente si discosterà dalla cifra stimata del 2,4%. Quindi nonostante il nostro paese sia in un periodo di bassa inflazione, dai calcoli fatti dal Comandante della Polizia di Verona, Luigi Altamura, per l’Asaps, (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) dal prossimo anno se verremo pizzicati in divieto di sosta dovremo sborsare non 41 euro ma 42, mentre se useremo il cellulare alla guida non pagheremo 161 euro ma ben 165.

I rincari riguarderanno anche altri tipi di infrazioni – come per esempio le violazioni ZTL che passeranno da 81 a 83 euro, l’omessa revisione da 169 a 173 euro e l’eccesso di velocità che in base agli scaglioni passerà da 41 a 42 euro, da 532 a 545 e infine per chi supera di oltre 60 km/h il limite da 829 a 849 euro – mentre resteranno invariate le sanzioni penali di guida in stato di ebbrezza e quelle per guida sotto effetto di droghe

Non ci resta che attendere questo mese per avere l’ufficialità di questa mini stangata, che arriverà con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale. Voi intanto continuate a seguirci per scoprire tutte le novità che Gruppo Bossoni Automobili ha in serbo per voi.

Pedaggi autostradali: cambiano le tariffe 

Con il Decreto Genova - appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 19 novembre - si introduce un sistema tariffario unico che impedirà ai 25 gestori autostradali italiani di aumentare il pedaggio senza reali investimenti per la sicurezza.

Le buone notizie viaggiano sempre in coppia! Nel testo, approvato dal Parlamento italiano nei giorni scorsi, oltre alla definizione delle linee guida per la ricostruzione di una nuova struttura che prenderà il posto del ponte Morandi di Genova troviamo un provvedimento che “getta le basi” per una rivoluzione dei costi dei pedaggi autostradali.

Da oggi, grazie alla normativa e ai nuovi criteri che hanno permesso di ridisegnare le competenze dell’Art, i pedaggi non verranno più calcolati in base alle spese operative – sostenute o previste – dai concessionari, ma terranno conto degli investimenti effettivamente realizzati e dei ricavi derivati dalla capacità produttiva del concessionario.

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Una buonissima notizia sia per gli automobilisti italiani – che da oggi viaggeranno più sicuri e sereni sulle autostrade italiane – che per i gestori più virtuosi, che verranno agevolati se sapranno aumentare la propria produttività, contenendo i costi e investendo nel bene pubblico.

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Con il sistema precedente si usavano sei diversi regimi tariffari di cui una percentuale erano stabiliti in base a investimenti previsti e costi operativi con il semplice criterio del ripianamento delle spese dei concessionari, senza cioè nessun incremento dell’efficienza del tratto né la benché minima manutenzione.

Il Decreto Genova porta sulle nostre autostrade un sistema tariffario unico, stabilito dall’Autorità (Art) sulla base del principio del price cap, il cui indicatore di produttività verrà aggiornato ogni cinque anni e in cui ci saranno dei meccanismi automatici di contenimento degli extra-ricavi. A garanzia, se i concessionari non investiranno correttamente o lo faranno in ritardo, subiranno la riduzione dei pedaggi.

Chiudiamo questo approfondimento con le parole del nostro Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: “Con il nuovo sistema si avranno, in generale, pedaggi più bassi e più oggettivamente conformi all’efficienza del servizio e dunque sarà un grande vantaggio per chi usa le autostrade”.

Sicurezza stradale: Il Governo metterà mano al Codice della Strada!

Le norme relative alla circolazione verranno presto aggiornate grazie a due disegni di legge ora al vaglio delle commissioni. Vediamo quali sono le novità contenute nella riforma e come cambieranno la vita degli automobilisti. 

La riforma del Codice della Strada si è resa necessaria per colpa del costante aumento delle vittime di incidenti stradali. Il Governo italiano, già sotto i riflettori a causa del crollo del ponte Morandi, si è mosso per migliorare la sicurezza stradale, presentando due disegni di legge specifici che verranno discussi in Parlamento affinché diventino legge al più presto. 

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La nuova riforma del Governo promette un netto miglioramento della mobilità e della qualità dell’aria oltre ad abbassare le tasse grazie l’abolizione della tassa di circolazione (bollo) per le auto storiche.

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Nulla è ancora deciso, quindi prendete tutto quello che scriveremo di seguito con le pinze, in quanto, durante l’iter legislativo, potrebbe subire cambiamenti. 

Ma vediamo cosa contengono i due nuovi disegni di legge al vaglio del Parlamento.

Guida con telefonino

considerato uno delle principali cause di distrazione mentre si è alla guida ecco l’inasprimento della multa per chi viene sorpreso a utilizzare il proprio smartphone mentre è al volante. Se il progetto diventerà realtà la multa passera dagli attuali 161 ai futuri 422 euro, più taglio di 5 punti sulla patente e sospensione della stessa da 1 a 3 mesi alla seconda infrazione nell’arco del biennio.

Limiti di velocità

questo è il campo dove ci sarà la battaglia più intensa, perché se da una parte si mira ad innalzare il limite di velocità da 130 a 150 km/h sulle autostrade sicure – cioè quelle dotate di tre corsie, asfalto drenante e sistema Safety Tutor – dall’altra, il Ministro dell’Ambiente, ha tutta l’intenzione di abbassarli per ridurre lo smog laddove la concentrazione di polveri sottili è più alta. 

Luci accese anche di giorno

Il nuovo governo vorrebbe mettere mano anche sull’obbligato di tenere le luci sempre accese anche di giorno fuori dai centri abitati. 

L’articolo infatti indica che: “L’accensione dei proiettori anabbaglianti, comportando un indubbio aumento dell’energia richiesta al mezzo, determina un maggiore consumo di carburante, nonché un incremento del livello di emissioni inquinanti”. 

Bisogna tenere conto però del rinnovamento del parco auto circolante, forse basterebbe investire più risorse negli incentivi sulla rottamazione, visto che molte case automobilistiche hanno già ovviato al problema istallando di serie su tutti i nuovi modelli le luci diurne a LED che garantiscono un bassissimo assorbimento elettrico.

Stop al bollo per le auto storiche

Dall’anno prossimo, grazie a una copertura finanziaria a sostegno delle Regioni, quantificata in 80 milioni di euro annui, le vetture ultra ventennali non dovranno più versare la tassa di circolazione alle regioni di appartenenza ma, per loro, la revisione scatterà ogni 2 anni anziché ogni quattro. 

L’ultima parola spetta al Parlamento, continuate a seguirci per avere tutte le informazioni sui possibili cambiamenti e scoprire tutte le novità e le offerte che Gruppo Bossoni Automobili riserva ai propri clienti. Ci trovate anche su www.GruppoBossoni.it 

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